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Giochi Paralimpici il bilancio di Chiara Devittori


Venerdì 28 maggio si è svolta a Lucerna la serata di chiusura dei giochi olimpici e dei giochi paralimpici. Le delegazioni svizzere hanno avuto la possibilità di ritrovarsi per festeggiare, ma anche per tracciare un bilancio dell’esperienza fatta in Canada e per dare nuovi consigli ed impulsi ai responsabili delle prossime delegazioni. L’occasione si è rivelata ghiotta per fare quattro chiacchiere con Chiara Devittori e per stilare con lei un bilancio personale.
La partecipazione ai giochi paralimpici non è una passeggiata. E lo sa molto bene la fondista ticinese reduce dai giochi di Vancouver, che ha vissuto un’importante esperienza di vita, dai toni chiaroscuri. Al termine dei giochi di Torino del 2006, Chiara aveva deciso di abbandonare la carriera sportiva ad alto livello. Poi però, complice soprattutto l’entusiasmo e la passione per lo sport, ha deciso di riprendere a competere a livello internazionale.
La prima affermazione è sicuramente quella di maggiore peso, che va al di là dei risultati sportivi: Chiara è estremamente soddisfatta di essere riuscita a 52 anni ad ottenere la selezione per i giochi di Vancouver. Una selezione che ha dovuto essere conquistata sul terreno e nell’arco di 15 mesi, in seguito all’annuncio ufficiale del ritorno alle gare. La preparazione è stata molto intensa e Chiara ha avuto poche occasioni per confermare il suo livello. Soltanto durante i mesi di dicembre 2009 e di gennaio di quest’anno ha potuto partecipare a gare di Coppa del Mondo. I risultati ottenuti sono stati incoraggianti, ma è stato soltanto nel mese di febbraio, a poche settimane dall’inizio dei giochi, che la selezione è stata ufficializzata. Chiara è quindi partita per Vancouver decisa a dare il massimo, senza obiettivi particolari, anche se in cuor suo sapeva di stare bene e di avere la possibilità di dimostrare le sue capacità in tutte le gare di sci di fondo alle quali avrebbe partecipato. Nelle gare di preparazione ha sempre ottenuto ranghi tra il 5° ed il 6° posto ed era così decisa a confermarli e a migliorarli in Canada. A fine gennaio ha dovuto superare un’infezione alle vie respiratorie, che l’ha indebolita e le ha precluso la possibilità di partecipare ad altre gare. Questo fatto non è però stato del tutto negativo, in quanto Chiara si è presentata ai giochi in piena forma e forse anche meno provata delle sue avversarie. La prima gara, quella dei 15km in stile libero, ha confermato il suo buono stato di salute e se non fosse stato per il materiale non adeguatamente preparato, avrebbe potuto concludere meglio, invece di doversi accontentare di un tutto sommato buon 5° rango. Anche la seconda gara sui 5km in stile classico, terminata al 7° rango, ha evidenziato i grossi problemi di preparazione del materiale, che le hanno letteralmente precluso la possibilità di conquistare quella medaglia che era davvero a portata di mano. Poi, una caduta nella prova a sprint, che l’ha relegata al 13° rango, ha chiuso definitivamente le porte ad un eventuale posto sul podio.
In sintesi, i risultati sportivi hanno confermato quelli ottenuti durante le gare di preparazione in Cop­pa del Mondo. Tuttavia, il buon stato di salute fisica e soprattutto mentale che Chiara ha avuto a Van­couver, hanno lasciato il posto al rammarico di aver perso una buona occasione per conquistare una medaglia olimpica.
I problemi riscontrati nella preparazione del materiale hanno avuto un influsso determinante durante le gare e la consapevolezza di non disporre di un team all’altezza di un evento del genere, hanno ridimensionato le aspettative di una delegazione e di un paese. Ancora una volta la Svizzera ha dimostrato che, oltre al fatto di essere piccola, non è in grado di competere con gli altri paesi. La conquista di una medaglia olimpica non è solamente il frutto dell’estro, del talento e della preparazione. Parte­cipare ai giochi olimpici o paralimpici presuppone anche un entourage all’altezza della manifestazione ed un approccio professionale all’evento. Le condizioni di neve dura e di tempo mutevole hanno messo a dura prova i preparatori e nel caso dello sci di fondo, ai giochi paralimpici si è capito che l’avventura andava preparata in altro modo. Ad esempio, sarebbe stato ipotizzabile che uno dei preparatori presenti ai giochi olimpici, dove Dario Cologna ha pur sempre colto una medaglia d’oro, prolungasse la sua permanenza in Canada per sostenere gli atleti paralimpici.
E’ un peccato che sia andata così, perché la forma dell’atleta ticinese era ottima. Inoltre la manifestazione è stata organizzata bene e a misura di andicap. Allo sfarzo delle cerimonie è stata preferita la funzionalità sui terreni di gara e al villaggio olimpico. Gli ingredienti per un grande risultato c’erano, ma purtroppo non tutto è andato come ci si augurava. Neppure il sostegno dei media è stato soddisfacente e ancora una volta chi è stato a casa ha dovuto dar prova di dimestichezza con lo zapping tra i canali esteri per riuscire a vedere delle immagini dei giochi. Pare tra l’altro che Euro­sport abbia trasmesso in diretta la prima gara di Chiara, ma chi se lo im­maginava? Forse stasera a Lucerna ci sarà tempo soltanto per festeggiare e non per discutere, ma in ogni caso i responsabili di Swiss Olympic e di Swiss Paralympic dovrebbero sedersi ad un tavolo per trovare assieme nuove strategie e forme di collaborazione per ottimizzare la partecipazione di atleti svizzeri ai maggiori appuntamenti sportivi. E ci auguriamo che le parole dell’unica rappresentante ticinese vengano colte come un’opportunità per fare meglio già alla prossima occasione.

aldo.doninelli@ftia.ch

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 giugno 2010