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La vie en...jaune


“La vie en rose” cantava Edith Piaf negli anni '50: una canzone assurta a simbolo del dolce vivere. La “Vie en jaune” nessuno l'ha mai cantata! Forse perché il giallo, pur simboleggiando sole, calore e luce, è un colore poco amato e anche maledetto. Eppure lo troviamo ovunque, in primis alla FTIA che fino ad ora ne ha sempre fatto il suo colore di riferimento. Ma chi è il … giallo e cosa rappresenta? In passato ogni popolo ha attribuito significati specifici conferendo ai colori precise valenze simboliche. Nelle tradizioni popolari molti colori sono ancora legati a credenze comuni. Come non associare il bianco alla purezza, il rosso al sangue e alla passione, il viola alla sfortuna e il giallo al tradimento e alla gelosia? Il nostro interesse per un colore non è casuale: pensieri, atti ed emozioni hanno un colore. I colori codificano la realtà, rappresentano valori, simboli e pregiudizi attraverso i quali la società è decifrata. Caloroso, energetico, primaverile e luminoso, il giallo ha le caratteristiche per essere il colore più amato. Invece non è così, almeno nel mondo occidentale moderno. Infatti, l’Antichità, la Cina e l’Asia in generale non condividono i nostri pregiudizi nei suoi confronti.
Fu l’Europa medioevale che cambiò i destini del giallo: innanzitutto a causa dell’oro che gli rubò le sue principali caratteristiche simboliche: energia, calore e potenza. Privato delle sue virtù positive, il giallo diventò un colore triste, spento, opaco che ricordava la malattia. E’ diventò addirittura il simbolo del tradimento e della falsità. A partire dalla fine del 12° secolo - in particolare con il “Bacio di Giuda nel giardino di Getsemani” di Giotto (1303) che troviamo nella Cappella degli Scrovegni a Padova - si mostra Giuda vestito di giallo, da allora il colore dell’infamia. In quel tempo gli artisti erano a conoscenza di una vera e propria codificazione cromatica, che presumibilmente si tramandavano oralmente all’interno delle botteghe per codificare con i vari personaggi sacri.



Si trattava di modelli e regole iconografiche che dovevano indottrinare gli artisti, la cui ignoranza poteva indurre in errore i fedeli, allora spesso analfabeti, ai quali solo le pitture sacre permettevano la conoscenza dei fondamenti cristiani. Con Giuda il giallo divenne dunque il colore del tradimento, dell’infamia: un colore che ben presto identificò tutta la comunità ebraica. La quale, a seguito di una decisione del 1215 del Concilio laterano, sarà obbligata a far distinguere i suoi membri con un pezzo di stoffa giallo, una triste pratica che i nazisti poi ripresero! Nel contempo anche ad altri membri della “Corte dei miracoli” si affibbiò il giallo: eretici, prostitute, pazzi. Oggi nel mondo della moda e della pubblicità il giallo non fa tendenza: secondo un recente sondaggio il rosso e il blu sono i colori preferiti dagli svizzeri, seguiti da arancione, verde e nero. Eppure in Svizzera il giallo domina: infatti, il giallo della posta svizzera copre tutto il Paese. Il giallo associato
al rosso e al nero figurava nello stemma della famiglia Von Thurm und Taxis la quale nel 17° secolo aveva un servizio di diligenze postali. Quando nel 1849 fu creata la posta federale il colore delle diligenze s’impose naturalmente. Ma è solo dal 1946 che le cassette delle lettere sono gialle. Nel mondo dei fiori invece il giallo simboleggia un amore disperato, la gelosia e il tradimento, anche se il girasole significa adulazione e riconoscenza, la spiga di grano abbondanza, prosperità e ricchezza e il garofano giallo l’eleganza. Il giallo - uno dei tre colori primari - è pure il colore FTIA e delle sue attività, anche se a livello internazionale non sembra sia usato come tale in relazione all’andicap. Sal-vo FTIA e UNITAS non si conoscono altri enti legati all’andicap che usano il giallo come colore di base. I parcheggi riservati sono di regola segnati in giallo come pure le fermate dei bus, dei taxi, le piste ciclabili, le strisce pedonali ecc., perché nell’Ordinanza federale sulla segnaletica stradale il giallo è consigliato per delimitazioni particolari non direttamente legate alla segnaletica stradale. Quando fu definito il simbolo della carrozzella, negli anni ‘70, fu scelto a livello internazionale il bianco su blu: si voleva definire un simbolo da utilizzare anche nei cartelli stradali e che richiamasse i colori di quelli già esistenti. Per la bandiera FTIA, ideata dal grafico Armando Boneff nel 1973, sono stati utilizzati i colori che allora riconoscevano ciò che si riferiva all’andicap: nacque così la striscia gialla e la sigla in nero. Il giallo è pure l’ultimo colore che gli ipovedenti perdono quando diventano ciechi. Per questo caratterizza molti percorsi. Il bastone è invece bianco perché lo devono vedere i vedenti, non i ciechi… La bandierina FTIA a forma di trapezio è stata introdotta nel 1985: è stata scelta perché il rettangolo dà l’impressione di staticità, mentre il trapezio orientato verso destra esprime il senso del movimento e del rinnovamento. Per questo anche la denominazione completa FTIA e la sigla sono scritte in italico. In Asia il giallo è pure ben visto: in Tailandia e alle Filippine è un colore politico. In Occidente lo ritroviamo raramente come tale, se non con riferimenti al Vaticano. L’Occidente preferisce dunque il blu, colore dalle vicissitudini storiche all’opposto di quelle del giallo. Colore dei barbari nell’antica Roma, il blu, simbolo mariano per eccellenza, è stato riabilitato verso il 13° secolo, esattamente mentre il giallo cominciava a non più piacere. Il blu oggi è il colore dell’unità, del consenso: quello dell’ONU e dell’Unione europea ad esempio. Ma quella del blu è un’altra Storia!




francesco.mismirigo@ftia.ch

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 dicembre 2006